La vicenda progettuale del 'Giardino degli Incontri' nel complesso carcerario di Sollicciano a Firenze, rappresenta una storia emblematica di erosione creativa del muro di pregiudizio e della sostanza di esclusione che il carcere sempre rappresenta.
Situato ai confini della città a Sud-Ovest, oltre il percorso della Greve e i borghi collegati un tempo alle attività agricole di Firenze «gli orti di Firenze», sul bordo che separa dal territorio comunale di Scandicci, il complesso carcerario di Sollicciano (escluso l'edificio che oggi ospita la sezione a «sicurezza attenuata») occupa circa 14 ettari tra impianti e cortili interni, con 1.600 m. di muro di cinta e camminamento di ronda. Un'ulteriore protezione è costituita da un'alta recinzione metallica. 202.000 mc. di volume coprono circa 1/3 della superficie totale. In questa zona il carcere ha costruito una modalità di appropriazione totale di uno spazio fisico e una cancellazione del luogo preesistente, su cui ha operato una «tabula rasa», casolari compresi.
Il confine di separazione netta del perimetro carcerario dal resto del territorio che è anche linea di demarcazione tra le competenze dell'amministrazione comunale e l'extraterritorialità di una sua porzione separata, sottoposta all'amministrazione del Ministero di Grazia e Giustizia, non ha impedito, tra alterne vicende, lo sviluppo di un ruolo attivo di enti e associazioni nella costruzione difficile di un rapporto tra la città e il carcere.
Il Giardino degli incontri nel complesso penitenziario di Sollicciano