2005. Cantiere, l'interno del Padiglione, alla quota del giardino
Il giardino, come tutti i giardini, rappresenta sempre qualche altra cosa e questo progettato su un area di risulta a ridosso dell'alto muro di cinta costituisce lo spazio critico interno rispetto all'idea del recinto carcerario come soluzione dei problemi della società. In tal senso non cerca armonia col carcere ma evidenzia il contrasto. Nelle rielaborazioni e nei ripensamenti progettuali si era approfondita la consapevolezza che lavorando su una linea di confine si possano produrre spostamenti importanti rispetto alle due regioni topologiche che il carcere crea: l'interno e l'esterno. Il giardino sollecita una nuova configurazione di rapporti perché rappresenta l'introduzione di nuove condizioni e possibilità di relazioni sia all'interno di un sistema definito e disciplinato, sia rispetto al contesto più prossimo, che è quello urbano. Il giardino è il nodo di un duplice percorso: dall'interno un movimento di erosione, una logica di sottrazione rispetto alle sedimentazioni emergenziali, alla moltiplicazione di divieti, barriere, confini interni; dall'esterno un ingresso dell'urbano là dove la città è maggiormente negata, una decostruzione di abitudini, separazioni, deleghe al carcerario, iperdifese. Il progetto del Giardino si colloca in questa dimensione di alta qualità civile, cercando di tradurla in un'architettura conviviale ed una spazialità fluida.
Il ramo d'acqua col laghetto, gli olivi, i lecci, il gelso, la farnia, il salice, i percorsi in pietra, il pergolato in legno, la recinzione in elementi cotto sono ulteriori rimandi con la storia del luogo cancellata dal carcere. Molteplici le possibilità di utilizzo ma era solito ricordare Michelucci, nel farsi del progetto, che:
'Saranno soprattutto i bambini, oltre le nostre intenzioni, che scopriranno il senso dello spazio e i tanti loro modi di poter usare questo spazio'.
Il Giardino degli incontri nel complesso penitenziario di Sollicciano