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Gli spazi per la mensa

Lo spazio della mensa e la sua funzione all’interno del percorso didattico-educativo talvolta riflettono una progettazione subordinata non solo alle compatibilità economiche e tecniche, ma anche ai modelli culturali dominanti che condizionano, spesso fortemente, la relazione con il cibo dei bambini, la qualità spazio-temporale della scuola pubblica e dei percorsi didattici e educativi.
Riconducono e fanno pensare a questo le mense confinate nei seminterrati o ricavate in modo improprio utilizzando l’ampio spazio al piano terra su cui si affacciano i ballatoi del primo piano e senza nessuna protezione dall’atrio d’ingresso della scuola o le mense chiuse in stanze neutre, monocrome e asettiche che tolgono ogni naturalezza all’attività racchiusa in questi spazi, togliendo quindi a chi li abita il piacere di essere lì.
Questi spazi, dove ogni dettaglio dovrebbe contribuire ad esprimere l’importanza, il valore e la sacralità del nutrirsi, evidenziano talvolta un modo di progettare centrato sul ruolo del tecnico-progettista che progetta per sé anche quando è incaricato di progettare per (e con) gli altri. In molti casi, infatti, certe scelte progettuali non sono state condizionate dalle compatibilità economiche o dalla carenza di spazi, ma dall’estro (sic!) del progettista che spesso non ritiene importante provare, prima di progettare, a girare nelle scuole fermandosi anche a mangiare alla mensa scolastica per condividere questo momento e per ascoltare e parlare con insegnanti e bambini.

interni di mense scholastiche

Forse alla mensa viene destinato uno spazio marginale perchè il consumo del pasto occupa un tempo molto ridotto nell’arco della giornata scolastica. A ridurre ulteriormente questo tempo concorre spesso la qualità del cibo, le modalità della sua preparazione, distribuzione e consumo. Il rumore assordante riempie lo spazio privo di accorgimenti idonei per assorbirlo, anche questo spinge a mangiare in fretta e a lasciare spesso nel piatto (di plastica) parte del pranzo. Tutto ciò concorre a svuotare di senso o quantomeno a ridurre il valore del cibo che è la prima sorgente della nostra vita e la prima medicina per mantenersi in salute.