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La “Portineria Sociale”: oltre la casa un percorso di uscita dal bisogno

Il progetto di Portineria Sociale nasce nel 2002 all'interno del servizio “Emergenza Abitativa” del Comune Livorno, per offrire un servizio innovativo e complementare, rispetto all'esistente, ai cittadini inseriti nelle strutture del Comune di Livorno, in un'ottica di miglioramento della qualità della vita, con l'obiettivo di una estensione a tutta quella fascia di cittadinanza a forte di rischio di marginalità sociale ( nuove povertà, anziani, disoccupati ).

Il servizio di portierato si occupa, in termini operativi della elaborazione di una domanda sociale complessa ed articolata, con l'obiettivo di costruire risposte possibili a bisogni sociali diversificati, bisogni che non si identificano solo con il problema abitativo, ma anche con quello socio-assistenziale, oltrepassando la sfera del puro assistenzialismo per investire sui processi di inclusione sociale.

Nella rete delle risposte sociali, alcuni diritti sono garantiti, altri sono lasciati a variabili dipendenti quali la compatibilità economica, la sensibilità, la scelta politica: la risposta sociale sembra essere opzionale con la conseguenza negativa che la “ rete di risposta sociale “, in questo campo, non solo non è definita, ma, per alcuni ambiti e competenze è estremamente lacunosa, differenziata e problematica.

La “Portineria sociale“ si configura come un servizio di ascolto e di definizione di problem solving, grazie alla capacità di accoglienza degli operatori, alla costruzione di percorsi individualizzati e alla disponibilità a “mettersi in rete” con i Servizi del proprio territorio, partecipando anche alla fase conoscitiva degli interventi sociali.

Nell'ambito di questi presupposti, il servizio di Portineria Sociale ha iniziato la sua fase operativa, attraverso colloqui individuali con le persone presenti nelle strutture dell'Emergenza Abitativa gestite dal Comune di Livorno (40 persone e 20 nuclei familiari presenti in alberghi, affittacamere e Centri Plurifamiliari) al fine di ricostruire i percorsi che hanno condotto a tali inserimenti ed individuare le relative situazioni di problematicità.

Da questi incontri oltre alla costruzione di un quadro conoscitivo completo è stata adottata una metodologia di intervento differenziata a seconda dei casi individuati: sono stati attivati percorsi lavorativi per alcune persone ancora in età lavorativa, sono state riprese e riattivate pratiche per l'ottenimento di pensioni, sollecitati e attivati “percorsi di vita” più adeguati per alcuni ospiti, sono stati realizzati percorsi di accesso all'ERP (presentazione e compilazione domande) e ad altri bandi e concorsi e sono stati seguiti dai mediatori casi di ospedalizzazioni e/o interventi chirurgici di persone sole.

La professionalità degli operatori mutuata da un'azione fondata sulla prossimità attraverso la quale l'utente si relaziona in maniera più libera e sincera, ha permesso di saper leggere e accogliere il bisogno dell'utente in quel particolare momento della propria storia, dando risposte pertinenti attraverso percorsi personalizzati.

Ma l'azione di accompagnamento non si limita solamente alla risoluzione dei problemi del singolo, ma attraverso una presenza programmata, soprattutto nelle strutture a carattere coabitativo, gli operatori svolgono inoltre anche un ruolo di mediatori di conflitti, lavorando sui processi comunicativi per ristabilire la relazione laddove si sia interrotta.

In questa dimensione progettuale diventa inoltre importante il riadeguamento degli spazi abitativi esistenti, per consentire soprattutto, oltre che una maggiore dignità di vita, la possibilità di assunzione, da parte degli ospiti, di quella quota di responsabilità e di governo del presente, a partire dal rispetto dei regolamenti interni, fondamentale per qualsiasi ulteriore verifica ed elaborazione da parte del servizio di mediazione sociale e dell'Amministrazione stessa.

Il futuro vede impegnato tale servizio da un lato in una costante verifica degli interventi effettuati per attivare percorsi di reale fuoriuscita dal bisogno, dall'altro nell'ampliamento della tipologia di interventi ad una fascia di utenza maggiore, egualmente sofferente da un punto di vista sociale.

La peculiarità della figura del mediatore, così come è stata individuata per questo progetto, infatti, è quella di occuparsi non soltanto del disagio abitativo, ma di andare a cogliere i reali motivi di una espulsione dalla rete dei servizi, dalle possibilità di inserimenti lavorativi e da una reale autonomia.

Valorizzare l'unicità delle persone e dei percorsi, consentire che ciascuna delle persone possa vivere le migliori condizioni per uscire da una situazione di difficoltà ed incamminarsi verso percorsi di autonomia ed auto-responsabilità, significa anche uscire da una dimensione emergenziale e costruendo la capacità di governare situazioni complesse e delicate.