Egli sta crescendo, in quegli attimi; sta bevendo con voluttà e tremore alla fontana della memoria: l'acqua fulgida e cupa da cui ha vita la percezione sottile.
Il flauto e il tappeto, Cristina Campo
Con questi brani di storie su spazi che hanno accolto e fatto da cornice
a frammenti di tempo di vita, vi invitiamo ad arricchire e ad alimentare
questo tema inviandoci ciò che ricordate degli spazi che vi hanno
viste/visti in tempi felici.
Perché solo questo genere di eventi e, con essi, di spazi?
L'idea é quella di ricostruire insieme non tanto "come era la città", ma una sua visione che scaturisca dalla parte più profonda di noi dove ripescare, fra le sue ombre, i fili sottili della nostra storia senza separarla dagli spazi.
Anche così potremmo (forse), riprendere a percepire positivamente e creativamente la città. Rendendoci sempre più consapevoli che sono i nostri modi di essere, i nostri modelli relazionali, culturali, economici e sociali a farci percepire, vivere e progettare gli spazi come dimensioni separate e frammentate.
Questo viaggio potrà aiutarci anche a ri-pensare e sentire gli spazi come la nostra seconda pelle e quindi ad amarli e curarli perché rispecchino sempre la parte più bella di noi, testimoniando con bellezza il nostro passaggio - individuale e collettivo - la nostra progettualità che esprimiamo anche nei modi di usare ogni più piccolo frammento di città.
La memoria non é un esercizio di abilità, ma una dimensione dell'anima; é un labirinto che ha molteplici ingressi, come la città.
Scheda a cura di Fanny Di Cara, settembre 2001