La seconda fase, caratterizzata dal rapporto e negoziazione con il governo locale per i permessi necessari alla realizzazione del progetto, non ha portato fino ad ora a niente di fatto. Tutto si é arenato nelle secche degli strumenti urbanistici in vigore nel Comune di Campi che non prevedono per quel terreno la destinazione d'uso di tipo abitativo. Questa stessa incompatibilità è stata riscontrata in altri terreni sempre di proprietà della Curia di Firenze, localizzati in altri comuni dell'area fiorentina, offerti in alternativa a quello di Campi.
Chiaramente é inutile nascondere l'impatto e le situazioni di attrito e conflitto che scatena soltanto l'annuncio della scelta di voler realizzare un "campo per nomadi", anche se sono quelli che hanno deciso di fermarsi, di mettere radici, di diventare cittadini e cittadine.
Il "campo" infatti é come una discarica (ma di donne, uomini e spazi marginali), che giustamente nessuno vuole nel proprio quartiere.
Mi chiedo se un frammento di città, curato in ogni suo dettaglio e sentito come proprio dai suoi abitanti, può essere un laboratorio sperimentale di urbanità per tutta la città. Occorre prepararla a passare -anche nei suoi spazi- dalla cultura dell'integrazione a quella dell'ospitalità. Cioé a quella cultura che basa la sua ricchezza anche dall'incontro, scambio e collaborazione di tante diversità.